Il Tribunale di Milano conferma il blocco dei contenuti diffusi da Fabrizio Corona su Alfonso Signorini, ma ne ridefinisce i limiti. I giudici hanno accolto solo in parte il reclamo dell’ex agente fotografico, restringendo il perimetro del provvedimento d’urgenza deciso a gennaio. In sostanza, Corona dovrà rimuovere i video e i contenuti in cui accusa Signorini di presunti “ricatti sessuali” senza prove, lo insulta o viola la sua privacy, come nel caso della foto “nudo e di spalle”. Per il Tribunale si tratta di materiale diffamatorio e lesivo, che va eliminato e non potrà essere riproposto.

Rispetto al primo provvedimento, però, cambia qualcosa: non tutti i contenuti devono essere cancellati indistintamente, ma solo quelli che superano i limiti della continenza e non rispettano i criteri di verità e interesse pubblico. I giudici parlano di “lesione gratuita dell’onore e del decoro” e sottolineano che accuse così gravi sono state presentate come fatti certi, senza verifiche, quando invece esistono solo ipotesi di reato ancora al vaglio.

Allo stesso tempo viene ribadito un principio: a Corona non può essere negato il diritto di esprimersi. Può continuare a parlare e a produrre contenuti, ma nel rispetto di verità, pertinenza e toni adeguati. Sul piano pratico, il Tribunale revoca l’obbligo di consegnare tutto il materiale in cancelleria e riduce la penale per ogni giorno di ritardo nella rimozione dei contenuti da 2.000 a 750 euro.