ROMA - Apparecchia il tavolo con le opposizioni di prima mattina: «Quando volete ci sono per un confronto sulla crisi» in Medio Oriente. Ma a tarda sera, a Montecitorio, l'unico tavolo ancora apparecchiato è il buffet di Confartigianato che attira un via vai di onorevoli affamati e rapiti dagli agnolotti al sugo di ossobuco. Giorgia Meloni apre la lunga giornata in Parlamento allungando un ramoscello d'ulivo al centrosinistra. «Da domani, se voi ci siete, sono disponibile ad affrontare questa stagione confrontandomi con le opposizioni». Loro fiutano la "trappola" e declinano l'invito: «Il vero tavolo è in Parlamento».
È il giorno di Meloni in aula, del governo che chiarisce da che parte sta nella guerra di Trump e Netanyahu agli ayatollah. La premier risponde così: «Il governo non è complice di decisioni altrui, né tantomeno isolato in Europa, né colpevole di conseguenze economiche che la crisi può avere su cittadini e imprese».
Ma al né né già scandito in tv nei giorni scorsi, «non condanno né condivido», questa volta la leader della destra italiana aggiunge una inedita presa di distanze dalla guerra dell'alleato Trump. Gli attacchi aerei sono «interventi unilaterali» condotti «fuori dal perimetro del diritto internazionale». A cui l'Italia «non prende parte e non intende prendere parte: non siamo in guerra».










