Ieri Msc, il primo colosso al mondo del trasporto marittimo, ha comunicato ai suoi clienti di aver sospeso alcune spedizioni dal Golfo per la guerra. Più precisamente ha dichiarato che «è necessario dichiarare la “fine del viaggio” per alcune spedizioni di esportazione» dagli scali dell’area «siano esse situate a terra o già a bordo». Garantendo, però, che «tutto il carico interessato verrà scaricato». Non è formalmente uno stop ad alcune rotte tra Europa e Medioriente e tra Medioriente e Far east, come quelle decise dai danesi di Maersk, ma è sufficiente per capire le fortissimi difficoltà nello Stretto di Hormuz. Intanto le autorità della Cina - Paese più colpito dal blocco dello stretto - hanno convocato dirigenti di Msc e di Maersk, lamentandosi della sospensione dei servizi e del caro noli. È probabile che si sia parlato anche dello stallo sul canale di Panama.

Stando ad alcune stime a Hormuz, sarebbero bloccate circa un migliaio di navi per oltre la metà petroliere e gasiere, che trasportano mezzo milione di container e dal valore di 25 miliardi di dollari. Una situazione che peggiora costantemente, dopo che gli iraniani avrebbero “minato” questo braccio di mare e che tre carrier (una portacontainer, una nave cargo e una nave portarinfuse) sono stati colpiti da «proiettili sconosciuti».