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12 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 9:01

Paura, rabbia e desolazione tra le famiglie cristiane del sud del Libano, cacciate via dalle bombe di Tel Aviv e abbandonate a se stesse. Il loro peccato: restare nella propria terra, disobbedendo l'”avviso di evacuazione di Israele (Stato terzo, senza giurisdizione su di loro). “Non importa se sei cristiano o musulmano, ci ammazzano lo stesso”, è l’amara costatazione di un residente, Raimond Baradai, che non vuole lasciare la propria casa. “Il 90% dei cristiani è già andato via a causa delle guerre, che non sono iniziate con Hezbollah, ma nel 1948, cioè dalla nascita dello Stato Israele”, dice il 52enne.

Baradi conosceva anche il sacerdote maronita Pierre El-Raii, ucciso a Qlayaa, durante un doppio raid israeliano, mentre soccorreva un parrocchiano. Anche lui, parroco di San Giorgio, cappellano regionale della Caritas, era contrario ad andarsene. “Noi non lasceremo mai il nostro villaggio”, ma “resteremo fino alla morte”, diceva El-Raii. I suoi funerali si sono tenuti mercoledì, nella sua Qlayaa, decimata dal dolore e dalle partenze. “Non vogliamo abbandonarlo. È il nostro parroco”, riferiscono le famiglie presenti, che ricordano la sua vicinanza a tutti. “In arabo El Raii significa ‘il pastore‘. Padre Pierre è stato un vero pastore, che è rimasto accanto al suo popolo”, ha detto papa Leone XIV durante l’Udienza generale, sottolineando la propria vicinanza a “tutto il popolo libanese”.