Salvate il soldato Giusi. A sondare gli umori della maggioranza (e dei Fratelli d’Italia in particolare), l’impressione è che a combattere per la sua capo di gabinetto sia rimasto ormai soltanto il ministro Carlo Nordio. «Dimissioni? Si chiedono per cose molto più serie», scacciava via l’ipotesi ieri in Transatlantico il guardasigilli. «Il caso ormai è chiuso».

Eppure non tutti nel governo sembrano dello stesso avviso. Per Palazzo Chigi, per esempio, l’irritazione per quell’autogol comunicativo sui magistrati «plotone d’esecuzione» da cui «liberarsi» messo a segno dalla super dirigente di via Arenula a Telecolor è tutt’altro che archiviata. Nonostante nelle scorse ore il sottosegretario Alfredo Mantovano abbia avuto un colloquio telefonico con Nordio per provare a chiudere il caso, o almeno a metterci una pezza.

E a dimostrare che il gelo su Giusi Bartolozzi si è tutt’altro che dissipato sono almeno due fattori. Il primo: scartate le dimissioni, a via Arenula va prendendo corpo l’ipotesi di un avvicendamento nel ruolo chiave di capo di gabinetto. Pressoché certo se a prevalere al referendum del 22 e 23 marzo dovesse essere il fronte del No. La collaboratrice numero uno di Nordio, in altre parole, potrebbe essere spostata in un ruolo meno apicale, come potrebbe essere quello di capo dipartimento in una delle diverse articolazioni del ministero. E che l’idea non sia peregrina lo dimostra il fatto che già circola il nome del suo papabile sostituto come capo di gabinetto. Quello di Antonio Mura, attuale capo del legislativo di via Arenula. Un altro magistrato fuori ruolo (come Bartolozzi), già sul punto di diventare capo di gabinetto nel 2024 dopo le dimissioni di Alberto Rizzo. Poi ebbe la meglio Giusi.