È stata una giornata ad altissima tensione tra Palazzo Chigi e via Arenula. Una riunione infuocata di due ore e mezzo si è svolta nella stanza del ministro della Giustizia Carlo Nordio, chiusa a chiunque altro, tra lo stesso Guardasigilli e la sua più stretta collaboratrice, Giusi Bartolozzi. Nordio ha difeso strenuamente la capa di gabinetto, arrivando a offrire le proprie dimissioni pur di non costringerla a rassegnarle. Poi, come racconta un retroscena del Corriere, Bartolozzi è stata costretta a fare un passo indietro che aveva finora escluso.

L’inizio della fine risale al 9 marzo, quando la dirigente ha partecipato alla trasmissione Il Punto su Telecolor Siciliaweb. Parlando del referendum sulla giustizia, ha dichiarato con veemenza: "Se vince il sì ci libereremo dei magistrati. Sono un plotone d’esecuzione". Nordio ha preso subito le distanze, mentre Alfredo Mantovano ha definito l’affermazione "infelice". Bartolozzi si è barricata, sostenendo che le sue parole erano state travisate e si riferivano solo alle toghe politicizzate. L’episodio ha creato forte imbarazzo nel governo. Giorgia Meloni non ha nascosto la propria irritazione, le opposizioni hanno chiesto le dimissioni sia di Bartolozzi sia di Nordio, ma la dirigente è rimasta al suo posto.