Keir Starmer è stato pubblicamente sbugiardato: sapeva dei tanti scheletri nell'armadio di Peter Mandelson, l'ex eminenza grigia del New Labour legato a doppio filo col finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, e nonostante questo scelto come ambasciatore negli Usa dal premier britannico, la cui poltrona ora vacilla più che mai.

Il primo ministro laburista era stato infatti più volte avvertito da diversi alti funzionari intorno a lui sui "rischi alla reputazione" connessi alla nomina politica ufficializzata nel dicembre 2024, ma li aveva ignorati sistematicamente.

A mostrarlo in tutta la sua evidenza è la prima tranche di documenti che il governo è stato costretto a rivelare sugli scambi di messaggi e di rapporti transitati per Downing Street al tempo della designazione. Rivelazioni molto compromettenti per Starmer, che era a conoscenza dei rapporti di stretta amicizia fra Mandelson e il defunto faccendiere americano andati avanti almeno fino al 2011, due anni dopo la prima condanna di Epstein per istigazione alla prostituzione di minorenni. Sir Keir, però, aveva tirato dritto lungo il processo di controllo precedente alla nomina, in modo "stranamente affrettato", come ammesso dal suo stesso consigliere alla sicurezza nazionale, Jonathan Powell. Nei Mandelson File, la cui pubblicazione è stata di fatto accelerata dopo il recente arresto dell'ex pezzo da novanta del Labour accusato di aver condiviso quando era ministro segreti governativi col finanziere morto suicida in carcere a New York, sono così venute alla luce indicazioni che contrastano con l'autodifesa portata avanti da Starmer.