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11 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 17:08
Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Cell apre prospettive terapeutiche per la Sindrome di Leigh, una grave malattia genetica pediatrica finora priva di cure efficaci. La ricerca è stata coordinata da Alessandro Prigione dell’Università di Düsseldorf e ha coinvolto ricercatori italiani dell’Università degli Studi di Milano, dell’Istituto Neurologico Carlo Besta e dell’Università di Verona, tra cui Dario Brunetti ed Emanuela Bottani. Il lavoro è stato sviluppato nell’ambito del consorzio europeo CureMILS, finanziato dal programma European Joint Programme on Rare Diseases con circa 2,4 milioni di euro, coinvolgendo numerosi centri di ricerca in Europa e negli Stati Uniti.
La sindrome di Leigh è una patologia genetica progressiva che colpisce il sistema nervoso centrale e compromette la produzione di energia nelle cellule a causa di difetti nei mitocondri. I sintomi compaiono spesso nei primi anni di vita e includono ritardo nello sviluppo psicomotorio, debolezza muscolare, crisi metaboliche e difficoltà respiratorie. Nei casi più gravi la malattia progredisce rapidamente e può portare alla morte nei primi anni di vita. Fino ad oggi non esistevano terapie capaci di modificarne il decorso.








