Non è solo il cervello ad avere memoria. Anche i muscoli, infatti, conservano traccia delle fasi in cui vengono poco utilizzati. Una scoperta che potrebbe cambiare il modo in cui si affrontano il recupero dopo un infortunio, la riabilitazione e persino il declino fisico legato all’età. Negli ultimi anni diversi studi nell’ambito della fisiologia muscolare hanno mostrato che il tessuto muscolare è capace di “registrare” le esperienze vissute dal corpo, compresi i periodi di inattività. In pratica, quando una persona smette di allenarsi o è costretta all’immobilità, ad esempio dopo un trauma o un intervento chirurgico, i muscoli subiscono cambiamenti profondi. Ma queste modifiche non scompaiono del tutto quando l’attività riprende.

ALZHEIMER, L'OROLOGIO NEL SANGUE: ECCO CHI VERRÀ COLPITO

Un semplice esame del sangue potrebbe aiutare le persone con Alzheimer a capire quando i sintomi diventeranno più...

Secondo i ricercatori, parte di questa memoria è legata a meccanismi di tipo epigenetico, cioè a modifiche chimiche che influenzano il funzionamento dei geni senza alterare il DNA. Nel campo dell’Epigenetica si studia proprio come fattori ambientali, stile di vita e attività fisica possano lasciare “impronte” nel nostro organismo. Nel caso dei muscoli, queste impronte influenzano il modo in cui le cellule reagiscono quando tornano a essere stimolate dall’esercizio. La scoperta ha implicazioni importanti soprattutto per chi affronta lunghi periodi di inattività. Dopo un infortunio, ad esempio, i muscoli non solo perdono forza e massa, ma sviluppano anche una sorta di memoria biologica che può influenzare la velocità e la qualità del recupero. Comprendere questi meccanismi potrebbe quindi aiutare medici e fisioterapisti a progettare programmi di riabilitazione più efficaci.