Dopo aver illustrato, nel precedente articolo del 25 febbraio scorso, le ragioni che giustificano la separazione delle carriere e mirano a realizzare il giusto processo descritto nell’articolo 111 della Carta costituzionale, mi soffermo con il presente scritto sugli altri due punti della riforma concernenti il sorteggio dei componenti dei due Csm e l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare. Quanto al sorteggio si tratta dell’unico imprescindibile rimedio allo strapotere delle correnti che tanti danni hanno finora determinato, minando la credibilità dell’Istituzione giudiziaria ed introducendo a vari livelli meccanismi inaccettabili.

Qualcuno ha autorevolmente sostenuto che si è trattato di un sistema paramafioso. Personalmente ho sempre definito le correnti come un “cancro” del sistema che va assolutamente estirpato. Le correnti, infatti, si sono ridotte a praticare il voto di scambio per assicurare l’elezione incrociata dei propri candidati (qui si vota per x, altrove per Y). A Csm insediato il metodo è sostanzialmente analogo (si pensi alle dichiarazioni-confessioni di Luca Palamara) con il risultato di non premiare i migliori se indipendenti sul piano associativo, di salvare costantemente i peggiori (una percentuale di prosciolti vicina al 100%) ed in definitiva di minare l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati che non hanno “santi in paradiso”.