C’è un legame diretto tra l’efficienza della giustizia civile e la capacità di un Paese di attrarre investimenti, creare lavoro e far crescere le imprese. Nel caso dell’Italia, questo legame è purtroppo evidente anche in senso negativo. Oggi un processo civile italiano che percorre tutti i gradi di giudizio dura mediamente oltre cinque anni e mezzo, pari a circa 2.000 giorni, nonostante un miglioramento rispetto ai tempi ancora più lunghi di un decennio fa. Il confronto internazionale è impietoso: negli stessi casi, i tempi medi sono 3 anni e 8 mesi in Francia e Spagna e appena un anno e 5 mesi in Germania.

Secondo l’Istituto Tagliacarne delle Camere di Commercio, l’inefficienza della giustizia civile ci costa circa l’1% del PIL ogni anno. Le ragioni sono semplici: quando il recupero dei crediti è lento, quando gli sfratti richiedono anni, quando le procedure concorsuali sono interminabili, l’incertezza giuridica diventa un costo economico. Per un’impresa, sia essa un grande azienda o un singolo artigiano, oggi l’incertezza giuridica significa due cose molto concrete: 1) Maggiore rischio di impresa. Se un cliente non paga e servono anni per recuperare il credito, molte aziende preferiscono non espandersi o non assumere. 2) Minore accesso al credito. Le banche sanno che le garanzie reali sono difficili da escutere rapidamente, quindi prestano meno o a condizioni peggiori. Infine, e non è secondario, molti investitori stranieri scelgono altri paesi. La lentezza dei tribunali è indicata da anni come uno dei principali ostacoli alla competitività del sistema economico italiano. Secondo Confartigianato, l’incertezza sulla durata dei procedimenti spinge molte imprese a rinunciare a investimenti, occupazione e crescita.