Parigi, Francia – “Abbiamo bisogno del nucleare civile perché è fonte di progresso, prosperità, di indipendenza”, così il presidente francese Emmanuel Macron ha inaugurato il vertice mondiale sull’energia nucleare, tenutosi a Parigi il 10 marzo 2026. Secondo incontro dopo quello belga del 2024, la Francia ha accolto, in stretta collaborazione con l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) capi di Stato e di governo, responsabili di organizzazioni internazionali, istituzioni finanziarie, industriali ed esperti da oltre 60 paesi. “Questo vertice si svolge in un contesto particolare, perché si tiene a 15 anni esatti dalla catastrofe di Fukushima”, ha affermato Macron facendo riferimento al disastro alla centrale nucleare giapponese.15 anni dopo FukushimaL’11 marzo 2011 un terremoto di magnitudo 9.0 al largo del Giappone generò uno tsunami che travolse la costa orientale dell’isola di Honshū, causando la morte di un numero di persone compreso tra 18.500 e 20mila. Onde alte oltre dieci metri distrussero strade, ospedali, scuole e abitazioni. Tra i siti più colpiti anche la centrale nucleare di Fukushima Daiichi: lo tsunami mise fuori uso i sistemi di alimentazione elettrica e di raffreddamento dei reattori, provocando l’aumento della temperatura del combustibile nucleare. Tre dei sei reattori della centrale subirono la fusione del nucleo e diverse esplosioni di idrogeno danneggiarono gli edifici di contenimento.Oltre 150mila persone furono costrette ad abbandonare le loro case. Una scelta che ha evitato l’esposizione diretta alle radiazioni di una parte della popolazione. Negli anni successivi il Giappone ha intrapreso delle azioni di bonifica dei territori contaminati, nonostante ciò alcune aree restano inagibili.L’incidente è stato classificato al massimo grado della scala internazionale degli incidenti nucleari, allo stesso livello della catastrofe di Chernobyl.G7 sull’energia convocato d’urgenzaMa il vertice di Parigi è “particolare” anche perché “la parola nucleare è associata a un conflitto in corso, in Iran e nel Vicino e Medio Oriente”, dice Macron. Davanti alle sfide energetiche e geopolitiche attuali, il nucleare può diventare una risposta? A margine del vertice è stato convocato un G7 dedicato proprio al tema dell’energia. L’obiettivo, dichiarato dalla portavoce del governo francese, è stato quello di “abbassare i prezzi” del petrolio.Dallo scoppio del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, il 28 febbraio, un nome ha fatto il giro di tutti i giornali internazionali, quello dello stretto di Hormuz. Separando l’Iran dagli Emirati Arabi Uniti e dall’Oman, lo stretto di Hormuz (ora bloccato) è la passerella obbligata del 20% dei commerci mondiali di petrolio e di gas liquefatto. Come ha ripetuto anche il presidente francese nel suo discorso alla nazione il 3 marzo, “il prezzo del petrolio, del gas e i commerci internazionali sono profondamente toccati da questo conflitto”. In un tale contesto geopolitico, lunedì i prezzi del petrolio hanno toccato quota 115 dollari al barile. Un prezzo quasi doppio rispetto a inizio anno.Alla fine della riunione del G7, il ministro francese dell’Economia Roland Lescure ha dichiarato che la priorità resta la riapertura dello stretto di Hormuz e che, per il momento, vengono privilegiate le opzioni diplomatiche. Tra le misure discusse (e ancora sul tavolo) figura anche la possibilità di immettere sul mercato parte delle riserve strategiche di petrolio dei paesi membri, con l’obiettivo di aumentare l’offerta e ridurre la pressione sui prezzi. Sebbene gli Stati Uniti si siano mostrati favorevoli a questa ipotesi, la decisione è stata per ora rinviata. Il nostro ministro all’Ambiente e alla Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha dichiarato che l’Italia dispone di riserve strategiche elevate e sarebbe in grado di contribuire a un eventuale rilascio coordinato.La Francia non vede alternativa alla necessità nucleareLa Francia, una delle maggiori potenze nucleari europee, non ha dubbi: il nucleare civile è necessario. “A volte sento le dichiarazioni di alcuni che hanno il desiderio di spazzare via questo sistema, che sarebbe diventato obsoleto secondo loro”, dice ancora Macron al vertice e a queste parole risponde chiaramente: “No”.Per il presidente francese il nucleare è la risposta a tre diverse ambizioni europee. Accanto a quella ecologica, afferma: “Vogliamo competitività, quindi un'energia prodotta che sia il meno costosa possibile. E vogliamo maggiore indipendenza. [...] Il nucleare permette di rispondere a questa equazione”. Questo tipo di energia è, secondo Emmanuel Macron, “controllabile e prodotta sul territorio”, quindi sovrana.L’attenzione francese verso il nucleare non nasce però con il presidente Macron. A differenza di paesi quali l’Italia, la Francia non ha mai chiuso le sue centrali nucleari. Circa il 70% dell’energia del paese deriva infatti dal nucleare.Attualmente il parc nucléaire francese si compone di un totale di 56 reattori ad acqua pressurizzata (REP), detti “di seconda generazione”, e un reattore EPR (European Pressurized water Reactor) ancora in fase di costruzione a Flamanville, nel nord del Paese, detto “di terza generazione”. Quest’ultimo reattore, il cui cantiere è iniziato nel 2007, doveva essere attivo entro il 2013, secondo le stime iniziali. Diversi problemi e riparazioni ne hanno invece ritardato la costruzione e alzato notevolmente i costi. Il reattore EPR di Flamanville è entrato in azione 17 anni dopo, per un costo complessivo di 19,1 miliardi.Il lento riavvicinamento dell’Italia“L’Italia sta affrontando con realismo e responsabilità la possibilità di reintrodurre la produzione di energia nucleare nel proprio mix energetico”, ha dichiarato al vertice il ministro Pichetto Fratin.Dopo il disastro alla centrale di Chernobyl nel 1986, un referendum avvenuto l’anno successivo portò l’Italia a dismettere progressivamente tutte le sue centrali nucleari. Ironicamente, il paese è oggi uno dei principali importatori europei di elettricità prodotta da energia nucleare, proveniente soprattutto da Francia e Svizzera. Quando non importa elettricità, l’Italia dipende fortemente dalle importazioni di gas (la principale fonte energetica del paese) e di petrolio. In altre parole, il paese è ancora lontano dal garantire una reale sovranità energetica: circa il 74% dell’energia consumata in Italia è importata.Intervistato da Wired Italia, il ministro Pichetto Fratin ha dichiarato che la “situazione attuale sta dimostrando tutta la debolezza di dipendere completamente da alcune parti del mondo. Quindi ora più che mai il nucleare è una strada” intrapresa dall’Italia.Nel 2023, il paese ha infatti iniziato a muoversi lentamente verso l’energia nucleare. Primo passo: il via libera della Camera alla mozione di maggioranza che impegna il governo a valutare l'opportunità di inserire nel mix energetico nazionale anche il nucleare. Questa decisione è stata seguita dalla creazione della Piattaforma nazionale per un nucleare sostenibile, “che ha riunito le migliori competenze tecnico-scientifiche del Paese, consentendo di inserire, per la prima volta, lo scenario nucleare nel Piano nazionale integrato per l’energia e il clima”, come ha dichiarato il ministro Pichetto Fratin. Nel 2025 è poi stata creata Nuclitalia, una società (detenuta da Enel, Ansaldo Energia e Leonardo) dedicata allo sviluppo del nucleare.Al vertice, Pichetto Fratin ha aggiunto che, a ottobre scorso, "abbiamo presentato al Parlamento una proposta di legge delega sull'energia nucleare sostenibile, oggi in discussione, che definirà quadro di programmazione nazionale, governance, rafforzamento dell'autorità di sicurezza e disciplina dell'intero ciclo di vita, inclusa la gestione dei rifiuti. Abbiamo scelto di costruire prima un quadro regolatorio chiaro e credibile, e assumere successivamente decisioni industriali".E aggiunge: “Le ipotesi elaborate prevedono, entro il 2050, una capacità installata tra 8 e 16 gigawatt, con una copertura potenziale della domanda elettrica compresa tra l’11% e il 22%”. Detto diversamente: nei prossimi vent’anni l’Italia dovrebbe dotarsi di reattori nucleari sul territorio nazionale.
C'è spazio per parlare di nucleare civile tra la guerra in Iran e il ricordo del disastro di Fukushima?
Riuniti a Parigi, i leader e gli industriali di 60 paesi hanno discusso di nucleare civile. Mentre la guerra in Medio Oriente fa schizzare alle stelle il prezzo del petrolio, il nucleare può ancora delinearsi come una soluzione?










