Esattamente sessanta anni fa, il 10 marzo del 1966, al Salone di Ginevra debuttò la Lamborghini Miura, che sotto le forme senza tempo della carrozzeria disegnata da Bertone, nascondeva un V12 montato in posizione centrale trasversale con cui rivoluzionò il mondo delle sportive stradali. Si trattava del terzo modello della casa del toro, il primo ad utilizzare il nome di una celebre razza spagnola di tori da combattimento, dando origine ad una tradizione ripresa da molti modelli del brand. Bassa, larga, sensuale e aggressiva, sfoggiava una silhouette caratterizzata dai fari a scomparsa dotati di «ciglia» , da generose prese d'aria e da fari piatti ed orientabili. Alta solamente 105 centimetri, lunga 4,36 metri, mescolava nel suo stile sportività ed eleganza. Le lamelle nere della copertura del cofano consentivano di migliorare la ventilazione del propulsore V12 da 3.929 cc, con bancate a 60°, quattro alberi a camme e quattro carburatori Weber 40 IDL 3L (successivamente 40 IDL 3C) con dodici farfalle.

Un motore che era in grado di erogare fino a 385 CV (P400 SV) per fare della Miura, all'epoca, l'auto di serie più veloce al mondo, grazie ad una velocità massima di 290 km/h. Realizzata in diverse tonalità di colore per la carrozzeria, tra cui l'arancio Miura, il giallo Miura, il verde Miura, il rosso Miura e l'oro metallizzato, e con un grado di personalizzazione che anticipava l'evoluzione dell'azienda per soddisfare le esigenze estetiche dei clienti, la rivoluzionaria supercar, secondo i registri ufficiali, è stata costruita in 763 esemplari tra il 1966 e il 1973, il primo dei quali è stato consegnato a Milano il 29 dicembre del 1966.