«Vivetevi Sammy più che potete, non ci sono farmaci, non ci sono cure, non ci sono terapie di sostegno e non ci sono ricerche. La vita media di un malato di progeria è di tredici anni e mezzo». Una raffica di parole, senza tregua, senza pietà. È il 12 gennaio 1998. Dietro la scrivania ci sono una dottoressa e il suo assistente, dall’altra parte siedono una mamma e un papà. In un angolo, c’è il piccolo Sammy che gioca felice, l’energia inesauribile dei suoi due anni e un mese di vita. Amerigo Basso e Laura Lucchin hanno appena saputo che la vita di quell’unico figlio era accelerata, Sammy sarebbe invecchiato prima di loro, aveva una data di scadenza. «Ci sentimmo trafiggere da quelle parole, furono una coltellata al cuore. Non era possibile che stessero parlando di Sammy. Ci sembrava di trovarci in un altro mondo», rispondono insieme.
Poi che cosa è successo?
«È stato Sammy a indicarci la strada per conoscere e accettare la malattia. Siamo diventati grandi insieme. Non è stato semplice vivere al suo fianco ma, grazie a lui, è stato facile».
SAMMY BASSO È MORTO, MALORE AL RISTORANTE: AVEVA 28 ANNI
Sammy Basso, il giovane e volto simbolo della lotta contro la progeria, è morto a 28 anni. Affetto da questa rara...








