Un'esistenza luminosa, capace di contemplare il mondo come se ogni giorno fosse il primo e l'ultimo, racchiusa in un corpo leggerissimo che invecchiava troppo in fretta. È la storia di Sammy Basso, il giovane biologo affetto da progeria scomparso nel 2024 a 28 anni, oggi raccontata nel libro "Una vita da abbracciare" (edizioni San Paolo). Curato dalla giornalista Chiara Pelizzon, raccoglie le testimonianze dei genitori, Amerigo Basso e Laura Lucchin, degli amici e dei collaboratori, e tante lettere inedite scritte da Sammy. "Nella sua breve vita ci ha insegnato l'essenziale, che è vivere, un giorno alla volta, con gratitudine e coraggio", ha scritto Jovanotti nella prefazione del testo. Pubblichiamo qui di seguito un breve estratto dal volume, la lettera ai Mendicanti di Sogni, compagnia teatrale amatoriale in cui Sammy recitava. Tutto era nato dal rapporto speciale con “Frate Beppe”, Giuseppe Pasin, giardiniere e presidente della compagnia, diventato nel tempo un fratello – da qui il diminutivo Frate - per il giovane Sammy. "Siamo stati due libri che si sono aperti - si legge nel libro - avevamo 38 anni uno e 15 l'altro. Io chiuso in casa per tre anni dopo una separazione e lui che mi invitava a uscire. Come io non ho paura di mettere in mostra il mio corpo, mi diceva Sammy, perché il Signore mi ha fatto così, anche tu non devi provare vergogna. Sei bello come sei".