Di malavoglia, a dispetto di ogni (sua) previsione e facendo strame di obiettivi e speranze di Schuman, De Gasperi e Adenauer, l’Europa negli ultimi cinque anni è diventata il principale importatore di armi a livello globale. Lo dice il rapporto pubblicato dallo Stockholm International Peace Research Institute (Sipri) che mette a confronto il quinquennio 2021-2025 con quello precedente, 2016-2020, e dal quale si ricava che l’Europa ha più che triplicato le proprie importazioni diventando la prima area al mondo per volume di armi ricevute. Sono livelli mai visti dagli anni Sessanta e che rispondono alla stessa minaccia di allora, la Russia, artefice di una guerra meno fredda e più ibrida, condotta con una diversa strategia nei conflitti indiretti regionali e soggetta a un’interdipendenza economica via via smantellata a colpi di sanzioni e commesse militari. Il Vecchio Continente è un vortice la cui forza centripeta attrae principalmente l’export degli Stati Uniti, che sono di gran lunga ancora leader del settore (occupano il 42% di tutti i trasferimenti globali e riforniscono 99 Paesi su cinque continenti) e che hanno incrementato le esportazioni verso le nostre coste del 217%.
La forza centrifuga, invece, rifornisce l’Ucraina, che da sola ha assorbito quasi il 10% di tutti i trasferimenti globali di armi (nei cinque anni precedenti era ferma allo 0,1%), e il Medio Oriente, dove l’Italia è medaglia d’argento come fornitore dell’intera regione dopo gli Usa. A fronte di un +9,2% di tutti i trasferimenti globali di armamenti, le esportazioni italiane sono aumentate del 157%. Un balzo incomparabile con quello registrato dagli altri primi dieci esportatori mondiali e che ha proiettato l’Italia dal decimo al sesto posto nella classifica globale. I tre maggiori acquirenti del quinquennio sono stati Qatar, Kuwait e Indonesia. Leonardo e Fincantieri beneficiano della domanda globale, certamente, ma la destinazione delle armi italiane rivela la strategia di Roma per il Mediterraneo allargato, a complemento del perimetro Nato. I ventinove Paesi europei dell’Alleanza atlantica, infatti, hanno aumentato le importazioni combinate del 143%, con gli Stati Uniti a coprire il 58% delle forniture. Armi, però, che servono soprattutto per difendere il fronte orientale (Ucraina e Paesi Baltici), mentre l’Italia resta l’unico attore europeo in grado di gestire il cosiddetto “Fianco Sud” e proiettare stabilità dal Sahel al Golfo con l’Indo-Pacifico come orizzonte.









