Èstato eletto, celebrato, benedetto. Ma non si è ancora visto. E soprattutto non si è ancora sentito. Il giallo su Mojtaba Khamenei, proclamato nuova Guida suprema dell’Iran, entra in una fase ancora più opaca. Il regime annuncia la successione, i pasdaran portano la folla in piazza, Hezbollah e le milizie sciite irachene giurano fedeltà, i vertici istituzionali parlano di voto «trasparente e legale», ma l’uomo che dovrebbe guidare la Repubblica islamica resta fuori campo. Nessun discorso pubblico e apparizione in video. Nessuna prova diretta, finora, che sia davvero in grado di esercitare il potere. La giornata di ieri è stata costruita come una dimostrazione di compattezza. L’Assemblea degli Esperti ha fatto sapere di aver approvato la designazione di Mojtaba Khamenei con oltre due terzi dei voti. Poi è stato convocato un raduno nazionale per giurargli fedeltà. Poco dopo sono arrivate le dichiarazioni di sostegno del presidente Masoud Pezeshkian, del capo della magistratura, di Ali Larijani, dei pasdaran, delle milizie sciite irachene e di Hezbollah. A Teheran, la folla pro-regime radunata dai pasdaran ha sfilato con le immagini del nuovo leader accanto a quelle del padre Ali Khamenei. Il quadro che il regime ha voluto mostrare è quello di continuità, controllo, disciplina. Ma dietro la scenografia resta il vuoto.