Prove di disgelo fra Donald Trump e Keir Starmer.

Dopo giornate di alta tensione che sono sembrate in grado di incrinare la tenuta della 'special relationship' fra i due alleati transatlantici, i leader si sono sentiti per parlare di Medio Oriente e di cooperazione militare attraverso l'uso delle basi britanniche della Raf nell'area da parte delle forze americane. La telefonata segue le violente critiche del presidente americano a Starmer per il mancato sostegno iniziale all'operazione contro l'Iran. "Non abbiamo bisogno delle due portaerei che" il Regno Unito "sta pensando di inviare ora. Non ci servono più. Sarebbe stato bello averle due settimane fa", ha polemizzato Trump. "Non vogliamo che ci si unisca alla guerra quando l'abbiamo già vinta", ha aggiunto il presidente.

Il commander-in-chief nei giorni scorsi non aveva risparmiato critiche a Starmer per il rifiuto di concedere le basi britanniche. "Non è Winston Churchill", aveva tuonato dicendosi molto deluso dal primo ministro. Già in difficoltà per lo scandalo Epstein, l'inquilino di Downing Street è stato duramente criticato anche in casa dai conservatori per non aver sostenuto gli Stati Uniti fin dall'inizio. Sir Tony Blair non ha usato mezzi termini: ha detto che Starmer ha sbagliato a non scendere subito in campo a fianco di Washington perché "se sono tuoi alleati e sono una pietra miliare della tua sicurezza, allora è meglio presentarsi". Affermazioni respinte seccamente dai Labour: Blair a loro avviso è l'ultimo a poter offrire consigli sul seguire i presidenti americani in guerra. Forse, è la tesi, si è dimenticato dell'invasione dell'Iraq di George W. Bush del 2003.