Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.

Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.

Quando un regime comincia a crollare davvero, la società spesso smette di correre verso la rivoluzione e comincia a fermarsi

Ali Khamenei è morto il 28 febbraio sotto le bombe americane e israeliane. Lo hanno ucciso insieme al suo capo di gabinetto, al comandante dei Pasdaran, a decine di alti funzionari. Un colpo al cuore del sistema. Molti osservatori occidentali si aspettavano la cosa più semplice del mondo: la piazza. Milioni di persone, bandiere verdi e tricolori, la rivoluzione che torna a camminare sulle sue gambe. Non sta accadendo. Non così. Ed è proprio questo silenzio che racconta meglio di qualsiasi cronaca quello che sta succedendo davvero. Per capirlo bisogna tornare indietro. Negli ultimi vent'anni la Repubblica islamica è stata delegittimata non da carri armati stranieri ma da una lenta erosione morale. Dalle università, dai bazar, dalle famiglie. Dalla morte di Mahsa Amini nel settembre 2022, dalla stagione di Donna Vita Libertà, da quella frattura culturale che ha trasformato una rivolta sociale in qualcosa di più profondo: la fine di un consenso. Poi sono arrivate le proteste del dicembre 2025, esplose dal Gran Bazar di Teheran per il crollo del rial e l'inflazione che ha divorato salari e risparmi. In poche settimane il moto si è allargato a tutte le trentuno province iraniane. Gli slogan non chiedevano riforme. Chiedevano la fine della Repubblica islamica. La repressione è stata disumana: migliaia di morti, arresti di massa, milizie irachene importate per sparare sui manifestanti, internet oscurato per settimane.