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Chi sciopera, nel nostro Paese, non è quasi mai allo stremo. Allo stremo è chi lo sciopero lo patisce

Gentile Vittorio,

spesso mi chiedo se i commenti a cui rispondi siano veri o siano solo un escamotage per esternare il tuo pensiero del momento. Innanzitutto condivido pienamente il tuo saggio invito a «recuperare un minimo d'ordine» alimentare e ti confesso che, nonostante mi stia avviando speditamente verso gli ottant'anni, custodisco ancora gelosamente (e lo uso) il quadernetto, nero bordato di rosso, delle ricette di mia mamma, che il tempo ha impietosamente incartapecorito (come ha fatto con me!). Riguardo alla tua riflessione sugli scioperi devo dissentire, amichevolmente ma devo dissentire: fin dal mio esordio nel mondo del lavoro (immaginati quanti anni sono passati!) buona parte delle astensioni dal lavoro per protesta venivano programmate il Venerdì (qualche volta il Lunedì, ma molto meno frequentemente) e trovo francamente buffo che solo ora sia diventato un argomento di così fondamentale importanza da essere trattato compulsivamente un giorno sì e l'altro pure. Inoltre, Vittorio, il Venerdì, soprattutto nelle grandi aziende, spesso l'orario è ridotto e quindi l'impatto è minore; oltre a ciò se il giorno di sciopero fosse ad esempio il Martedì nulla cambierebbe per il «Paese reale» in termini di «pendolari bloccati, treni soppressi, scuole a singhiozzo, famiglie allo stremo nell'incastro quotidiano, imprese che perdono ordini e credibilità», non trovi?