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Chi scaglia verbalmente le pietre contro la seconda carica dello Stato porta sempre sul piedistallo i liberatori, eroi senza macchia e senza paura, considerandoli dei santi nei confronti di chi si è schierato dalla parte opposta macchiata da orribili stragi

Chi ha combattuto o ha vissuto veramente una guerra sa bene, in cuor suo, che una volta finita bisogna voltare pagina, senza dimenticare nulla, ma lasciando alle spalle il sangue, l'orrore e se possibile l'odio. Quello che conta è ricordare i caduti, a cominciare dalle vittime innocenti, i civili, ma pure i combattenti che ci credevano dalla parte "giusta" e anche da quella "sbagliata" con il passare del tempo. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, verrà lapidato per avere osato dire che il 25 aprile andrebbe a onorare il sacrificio dei partigiani e a ricordare, in forma privata come ha fatto quando era ministro della Difesa, anche il sangue dei vinti, al Campo 10 del cimitero di Milano, dove sono sepolti un migliaio di caduti non solo ignoti, che hanno aderito alla Repubblica sociale. Non si tratta di mettere sullo stesso piano proprio nulla, ma di voltare definitivamente pagina 80 anni dopo la liberazione. Chi scaglia verbalmente le pietre contro la seconda carica dello Stato porta sempre sul piedistallo i liberatori, eroi senza macchia e senza paura, considerandoli dei santi nei confronti di chi si è schierato dalla parte opposta macchiata da orribili stragi. In guerra tutti hanno le mani sporche di sangue, talvolta innocente, chi più, chi meno. I "liberatori" titini di Trieste e Gorizia, solo per fare un esempio, hanno seminato il terrore, deportato e infoibato.