Nel 2022 la sciatrice russa Varvara Voronchikhina era già a Pechino, quando il suo Paese invase l'Ucraina e gli atleti russi furono esclusi dalle Paralimpiadi.
Quattro anni dopo la 23enne siberiana ha riportato Mosca sul gradino più alto del podio di una gara paralimpica, il Super-G standing, due giorni dopo il bronzo conquistato in discesa libera che ha rappresentato la prima medaglia di questa spedizione russa.
E così, al momento della cerimonia del podio, non solo è stata innalzata la bandiera ma è stato anche suonato l'inno russo. Un fatto a modo suo storico: alle Paralimpiadi non succedeva da 12 anni, erano i Giochi di casa di Sochi. Considerando anche le Olimpiadi, l'ultima volta era stata Rio 2016. Poi solo esclusioni per doping e, a seguire, per la guerra scatenata da Vladimir Putin contro Kiev.
Fino ai Giochi di Milano Cortina, in occasione dei quali il Comitato paralimpico ha deciso di mettere fine al bando di russi e bielorussi, permettendo a Mosca e Minsk di inviare rispettivamente sei e quattro atleti con la propria bandiera. Una mossa che ha fatto infuriare l'Ucraina e portato diversi comitati a boicottare la cerimonia di apertura, svoltasi con i volontari al posto dei portabandiera. Il giorno dopo sono iniziate le prime finali, sono state assegnate le prime medaglie e si è verificato il ritorno della bandiera russa sul podio dopo 12 anni di bando. E, oggi, la vittoria di Voronchikhina ha messo fine anche all'ultimo tabù rimasto, quello dell'inno nazionale.














