Il fronte del No crocifigge la giustizia. mente. Proprio lei, la dea bendata con le due bilance, finisce sulla croce, con busto e piedi legati. Del resto è quella la fine che l’aspetta se dal referendum del 22 e 23 marzo la riforma Nordio uscirà approvata. «L’indipendenza della giustizia va protetta, sacrificata», recita lo slogan che accompagna il manifesto della campagna per il No di Antimafia 2000, un organo di informazione espressione dell’«associazione culturale no profit Falcone e Borsellino», che edita la rivista e mette a disposizione dei sostenitori del No i materiali della campagna. Sea poco meno di due settimane dall’apertura delle urne il No è passato a usare la croce, scadendo nella blasfemia, viene da chiedersi cos’altro potrebbe accadere da qui al voto. Sul sito web della campagna referendaria è facilmente scaricabile un opuscoletto che funge da vademecum per gli aspiranti volontari. Ma basta scrollare le pagine on line per rendersi conto di che aria tiri: da far rimpiangere i manifesti del comitato del No sul governo che vuole «giudici che dipendono dalla politica».
Ad esempio: «La democrazia è in pericolo! La legge Nordio-Meloni condanna i nostri diritti». E ancora: il governo «vuole condizionare le inchieste sulla corruzione e abusi di potere. Controllare processi politicamente, economicamente e socialmente sensibili». A guadagnarci, dalla vittoria del Sì, saranno «politici e imprenditori corrotti, amministratori e funzionari infedeli dello Stato, favoreggiatori della mafia, sfruttatori delle risorse pubbliche e chi più ne ha più ce ne metta!». Su YouTube il fondatore di Antimafia 2000, Giorgio Bongiovanni, accusa l’esecutivo di volere la riforma «per fermare i pm che cercano la verità sulle stragi». Nelle ultime 24 ore al fronte del No non è certo mancatala fantasia. Giovanni Bachelet, figlio del vicepresidente del Csm assassinato dalle Brigate Rosse nel 1980, un passato da parlamentare del Pd nella XVI legislatura, adesso guida uno dei Comitati per il No alla riforma. E sabato sera, in una tappa del suo tour elettorale a Treviglio, in provincia di Bergamo, ha paragonato la riforma su separazione delle carriere, sdoppiamento del Csm e istituzione dell’Alta corte disciplinare alla malattia del secolo scorso. «Per questa riforma, vale lo stesso slogan di quando, quarant’anni fa, scoppiò quel terribile male chiamato Aids: se lo conosci, lo eviti». Bachelet è recidivo: nei giorni scorsi per ridicolizzare i “sanitari per il Sì” - medici, infermieri, amministrativi, impiegati e operatori del terzo settore ha pensato bene di pubblicare (e poi rimuovere) un post su Facebook nel quale ha giocato sul termine “sanitari” allegando le foto di water e bidet. Deduzione fin troppo facile: i sostenitori del Sì sono dei cessi.






