Una campagna elettorale paradossale, quella del fronte del "No" al referendum giustizia. Una campagna, quella della sinistra, che ha cavalcato toni violenti, sprezzanti. Non solo parole, ma anche i fatti: si pensi ai manifesti di Giorgia Meloni bruciati in piazza solo ieri, sabato 14 marzo. E ancora si pensi alle minacce di morte rivolte al premier. Di tutto e di più.
E di paradossale c'è il fatto che lo stesso universo progressista accusi la maggioranza di non aver seguito l'appello di Sergio Mattarella ad abbassare i toni. Accuse ridicole, anche alla luce delle varie sparate arrivate da magistrati e pm nel corso delle ultime settimane, tra chi sostiene che con la vittoria del "Sì" sarebbero a rischio delle vite e chi insulta il fronte pro-riforma sostenendo che siano, di fatto, massoni e banditi oppure ancora degli inetti.
"CONTE, È OSCENO E VERGOGNOSO": FDI RISPONDE AGLI INSULTI CONTRO MELONI A PIAZZAPULITA
"E' gravissimo e sconcertante quanto ha detto Meloni" a Milano, ovvero "votate sì altrimenti s...
Ma non è tutto. Freschissima la vicenda di Giuliano Pisapia, ex sindaco di Milano che, coerentemente con la sua storia politica, ha fatto sapere che voterà "Sì". Risultato? Una pioggia di insulti, non solo sui social. Per Pina Picierno è "un fascista", per Anna Paola Concia "l'utile idiota" e via discorrendo.






