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9 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 16:52

La tv pubblica svizzera Ssr è salva, almeno per ora. Ieri il referendum popolare ha bocciato l’iniziativa “Duecento franchi bastano!”, lo slogan che chiedeva di abbassare del 40% – da 335 a 200 franchi svizzeri (220,2 euro al cambio attuale) – il canone annuale della tv. Ha votato il 55,8% degli aventi diritto, con il sì che ha raggiunto il 38,05%, ottenendo 1.188.289 voti, mentre il no ha raggiunto il 61,95% con 1.934.369 voti. La decurtazione del canone avrebbe significato ridurre di 800 milioni di franchi (poco meno di un miliardo di euro) gli incassi della radiotv pubblica decretando di fatto la fine della Rsi, la Radiotelevisione della Svizzera Italiana che trasmette nella nostra lingua da Lugano. Ma proprio nel Canton Ticino il “no” ha ottenuto un risicato 53,29%: nonostante il rischio di perdere la radiotv pubblica in italiano quasi un ticinese su due ha votato a favore del taglio.

L’iniziativa popolare “200 franchi bastano! (Iniziativa Ssr)” è stata lanciata da un comitato che includeva esponenti dell’Udc (Unione Democratica di Centro), tra cui il consigliere nazionale Thomas Matter. Si tratta di un partito di estrema destra nazionalista e ultraconservatore che nelle elezioni federali del 2019 è risultato il più rappresentato al Consiglio nazionale, dove occupa oltre un quarto dei seggi. Per dare un’idea dell’orientamento, che dal 1999 ha sempre ottenuto ottimi risultati elettorali federali, c’è la proposta depositata da poco alla cancelleria federale di Berna, con 114.600 firme raccolte in nove mesi, di una legge per limitare la popolazione a 10 milioni, di fatto bloccando l’ingresso di nuovi immigrati. Il comitato dell’iniziativa “200 franchi bastano!” sosteneva che la somma fosse sufficiente per un’offerta radio-tv pubblica di base, criticando la Ssr per l’attuale costo ritenuto troppo elevato.