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30 NOVEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 18:24

Falliscono i referendum del 30 novembre in Svizzera per l’estensione del servizio militare obbligatorio alle donne e l’introduzione di una tassa sulle grandi eredità. Le consultazioni rientravano nel contesto del sistema di democrazia diretta svizzera, che chiama diverse volte l’anno gli elettori a esprimersi su vari temi politici e sociali. I referendum facoltativi in Svizzera, dalla loro introduzione nel 1874, sono stati circa duecento: più del 40% delle votazioni è fallita.

La proposta di legge riguardante una tassa sulle grandi eredità era stata proposta dai Giovani Socialisti (Juso), accompagnata dallo slogan “Gli ultra-ricchi ereditano miliardi, noi ereditiamo crisi”. L’idea è declinata in una chiave soprattuto ecologica, in quanto i soldi ricavati dovrebbero essere utilizzati per piani di investimento a protezione del clima. Per i promotori la colpa di gran parte delle emissioni dannose ricadrebbe sui super-ricchi, e la presidente di Juso Mirjam Hostetmann ha sintetizzato questo concetto dicendo con lo slogan “chi inquina paga”. L’iniziativa era intitolata “Per una politica climatica sociale – equamente finanziata attraverso la tassazione (Iniziativa per il futuro)”. Nonostante interessasse solo i trasferimenti di ricchezza superiori ai cinquanta milioni di franchi e avrebbe quindi coinvolto 2.500 persone su 9 milioni di svizzeri, la proposta era stata accompagnata da prevedibili polemiche e accesi dibattiti: anche il governo federale ha invitato alla “prudenza“, agitando come spauracchio una possibile minore attrattiva del Paese per i grandi patrimoni internazionali. Dato che la Svizzera ha fatto del regime fiscale favorevole la sua bandiera, era difficile pensare a un risultato positivo: nel Paese oggi il rapporto tra tassazione ed eredità e di 1,6 franchi versati ogni 100 ereditati, pochissimo se si pensa che i volumi di successioni nel 2025 dovrebbero arrivare a 100 miliardi.