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9 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 13:37
La chiamano “Marotta League” come si chiamano le malattie immaginarie. Da anni una parte del dibattito calcistico racconta l’Inter come una specie di potenza occulta. Poi però arriva la realtà, che è più triviale e molto meno epica: l’Inter lo scudetto dominato lo ha vinto nel 2023-24 con un vantaggio enorme, 19 punti, cioè quando era semplicemente più continua delle altre. Gli altri due campionati giocati punto a punto li ha invece lasciati per strada, nel 2021-22 contro il Milan e nel 2024-25 contro il Napoli. Una dittatura singolare: talmente tanto dominante da perdere tutti i testa a testa.
Prendete il derby di ieri, vinto 1-0 dal Milan. Al netto delle questioni arbitrali, l’ennesima dimostrazione delle lacune della rosa dell’Inter: il blocco italiano, con Barella in testa, si scopre ancora una volta fragile e impaurito di fronte alle pressioni (dalla Norvegia al Bodo Glimt, succede puntualmente anche in Nazionale). Dimarco, che qualcuno definisce il terzino sinistro più forte al mondo, ha sbagliato un gol clamoroso. Bastoni si è infortunato facendo fallo. A centrocampo non c’è chi sa essere decisivo, vedasi anche l’altra rete divorata da Mkhitaryan. E manca pure un filtro degno di questo nome, che nasconda i limiti difensivi, in primis di Luis Henrique. Non c’erano Lautaro, Calhanoglu e Thuram: i primi tre marcatori nerazzurri. Le speranze di Chivu di pareggiare la partita erano affidate a tre ragazzini: Esposito, Bonny e il subentrante Sucic.







