(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Il petrolio sopra i 100 dollari al barile continua a sostenere i titoli delle società del settore energetico in Borsa, pur con i timori legati a possibili interruzioni delle attività in Medio Oriente a causa della guerra in Iran. Sul fronte macro, notano gli analisti di Intermonte, «un prolungato livello dei prezzi del petrolio sopra i 100 dollari al barile avrebbe delle conseguenze negative importanti sull'inflazione». Gli esperti ricordano che «l'energia pesa per circa il 10% nel paniere dell'indice dei prezzi al consumo europeo ed un rialzo dei prezzi del petrolio del 10% si traduce in circa tra 0,1 e 0,3 punti percentuali di inflazione aggiuntiva in Europa».

Gli impatti, inoltre, «sarebbero ancora maggiori in Italia che importa oltre il 70% del fabbisogno energetico con un impatto di un rialzo del 10% dei prezzi di circa 0,3-0,5 punti sull'inflazione». Per quanto riguarda d'altra parte le implicazioni sulle società quotate, secondo gli esperti di Mediobanca le attuali dinamiche in Medio Oriente «continueranno probabilmente a sostenere i prezzi del greggio e i margini di raffinazione». Scenario di cui non potrà che beneficiare la spagnola Repsol (-0,19% a Madrid), che approfitterà dei «margini di raffinazione sostenuti dato la sua consistente esposizione al downstream».