Intervenendo a commento della decisione del Tribunale dei minorenni dell’Aquila di allontanare la mamma dai tre bambini della cosiddetta “famiglia nel bosco”, Giorgia Meloni ha affermato, fra l’altro, che «i figli non sono dello Stato». Si tratta di un’affermazione che non può essere presa sottogamba, riducendola a un semplice spunto polemico. Essa rimanda infatti a una lunga storia dei rapporti fra Stato e cittadini, fra Potere e società civile. Segnalando, nello stesso tempo, una consapevolezza che è stata gradualmente raggiunta nella nostra civiltà occidentale e che ha costituito il perno, in età moderna, del liberalismo politico. Nella Grecia antica si scontrano, sostanzialmente, due concezioni che permangono ancora oggi: una “comunista”, per cui i figli appartengono allo Stato e devono essere sottratti fin dalla nascita ai genitori per essere educati e allevati dal potere costituito per raggiungere i superiori fini della comunità; l’altra democratica, ove lo Stato non è altro che la comunità degli “uomini liberi”, che nel contesto greco significava affrancati dai lavori manuali, che decidono liberamente la politica comune. Da un punta di vista storico, la città-Stato di Sparta rappresenta la prima soluzione, mentre Atene, soprattutto nel periodo di Pericle (V secolo avanti Cristo) la seconda.