E ora il governo passa dalle parole ai fatti. Giorgia Meloni è ancora intervenuta personalmente, durante il programma “Fuori dal coro” su Rete4, sulla vicenda della cosiddetta “famiglie del bosco”. La premier si è detta «senza parole» di fronte alle ultime decisioni dei magistrati - l’allontanamento della mamma dalla casa-famiglia in cui sono ospitati i tre figli, e dunque la loro separazione: «Una decisione che non penso faccia stare meglio i bambini - ha rimarcato Meloni -, gli infligge un pesantissimo trauma. Penso che siamo oltre, dobbiamo assistere inermi a queste decisioni figlie di una lettura ideologica, ma lo Stato non ti può togliere i figli perché non condivide il tuo stile di vita». E poi l’annuncio: «Ho parlato con il ministro Nordio, sta mandando un’ispezione». Alla Procura dei minori dell’Aquila, evidentemente.

Una situazione che sì, sta provocando dolore. Racheal stata, fin da subito, una delle maggiori sostenitrici della “famiglia del bosco”. E mica perché Catherine Birmingham sia sua sorella o perché a quei tre bambini sballottati come un pacco postale (prima prelevati dal loro casolare di Palmoli, poi ospitati nella casa protetta di Vasto e adesso trasferiti in un’altra struttura a Teramo) sia legata dal vincolo del sangue: no, aunt Racheal lo ha sempre detto da un punto di vista professionale. Lei che, in Australia e più precisamente a Victoria, nello Stato di Melbourne, fa la psicologa da almeno vent’anni, che ha insegnato alla Trobe University, che gestisce un programma dopo-scuola di sviluppo delle competenze di vita ed è la responsabile di un progetto nelle elementari che frequenta anche suo figlio: Rachael Birmingham parla sì da zia, però parla pure da professionista dell’educazione.