Sarà una marcia serrata quella del decreto sicurezza, che da martedì entra nel vivo al Senato.

Per la stretta sui coltelli, le manifestazioni e i rimpatri di migranti - i 33 articoli in cui è stato splittato il pacchetto sicurezza varato dal governo - i tempi sono ridotti. E bisogna correre, anche se manca un mese e mezzo al termine per la conversione in legge, il 25 aprile. Incide la sospensione dell'attività parlamentare che scatterà la settimana prima del referendum, e a inizio aprile per Pasqua. Poi, il passaggio alla Camera. Da qui la decisione di concentrare le audizioni in un giorno, martedì mattina: saranno una quindicina, tra cui il capo della polizia Vittorio Pisani, il delegato alla sicurezza per l'Anci, il sindaco barese Vito Leccese e ong come Save the children e Amnesty. E poi a tamburo battente la discussione, fino a giovedì.

Un esame che si annuncia tribolato. Le opposizioni daranno battaglia a colpi di emendamenti. Ed è facile immaginare che a parte le modifiche nel merito e soppressive, altre saranno puramente ostruzioniste. Nei giorni scorsi hanno già protestato contro la decisione di non coinvolgere la commissione Giustizia nell'esame, riservandolo alla commissione Affari costituzionali guidata dal meloniano Alberto Balboni. E contrariamente al primo decreto sicurezza, ricordano alcuni. "Eppure il testo è pieno zeppo di interventi in materia penale - fa notare la senatrice del M5s, Ada Lopreiato - e alcuni di essi sono stati oggetto di un delicato e serrato confronto tra il governo e il presidente della Repubblica. Perché questa scelta?". Richiesta messa ai voti e bocciata dalla commissione Giustizia. E ripetuta formalmente in una lettera (di tutte le minoranze) al presidente Ignazio La Russa. Spetta infatti alla presidenza del Senato la scelta di un esame congiunto o meno. Finora nessuna risposta, riferiscono le opposizioni. Convinte che dietro ci sia la necessità e la scelta di accelerare l'esame per lasciare meno tempo possibile a eventuali correzioni se non quelle di maggioranza.