PORDENONE - Tutto è iniziato per un banale, ma sacrosanto, richiamo al senso civico. La signora Silvia residente al civico 6, una delle palazzine che compongono il quartiere di largo Cervignano, a pochi passi dallo stadio, per qualche istante se l'è vista brutta. Ieri la cinquantatreenne era uscita come di consueto per una passeggiata. La ricostruzione dei fatti, raccolta tra i vialetti e gli androni del complesso che s'innalza verticalmente stile mattoncini Lego, parla di un'aggressione verbale trasformatasi rapidamente in intimidazione fisica.
I tifosi dei ramarri, dopo il pareggio con il Muggia, si sarebbero avviati verso largo Cervignano, proprio nella zona dei parcheggi. Uno dei figli della donna, che per ragioni di sicurezza chiede di mantenere l'anonimato, racconta con voce ferma quei momenti concitati. «La mamma era fuori con il cane e ha visto i tifosi del Pordenone (uno in particolare, ndr) che stavano facendo pipì in mezzo alla strada e li ha ripresi verbalmente ha raccontato il giovane ancora scosso e preoccupato per la madre al pronto soccorso per le escoriazioni al braccio subito dopo è stata accerchiata dagli ultras. Erano una trentina, forse una quarantina sono arrivati fino alle scale, noi eravamo in casa. Poi sono intervenuti i miei fratelli a difesa della mamma». Il "branco" così viene definito il gruppo dei tifosi dai residenti di Largo Cervignano lungi dal mostrare pentimento per il gesto disgustoso, secondo le testimonianze raccolte, ha reagito con una violenza sproporzionata, accerchiando la donna per poi violare quel confine invisibile che dovrebbe garantire la sicurezza domestica.






