Sacca di Scardovari, sede della cooperativa dei pescatori, anno 2010: in cattedra c’è Florent Tarbouriech, il “papà” del mollusco più prestigioso, l’ostrica francese. Spiega a una trentina di persone come si fa, come si alleva, come si vende. Poi, alla fine, chiede se qualcuno voglia intraprendere quella strada, introducendo un paradigma alternativo alla monocoltura di cozze e vongole. Sedici anni sono trascorsi dalla serata in cui un solo uomo, un giovane commerciante, ebbe il coraggio di alzare la mano nell’indifferenza generale. Ma oggi quella scommessa può dirsi senza dubbio vinta, perché Alessio Greguoldo è riuscito a portare un piccolo, prezioso, pezzo di Francia nel Delta del Po. L’ostrica rosa, la perla del Delta, è roba sua.
Alessio Greguoldo, come descriverebbe questa sua creatura?
«All’inizio senti il mare, poi subentra un gusto dolce, infine il retrogusto: d’inverno di frutta secca, d’estate di anguria melone e cetriolo. E poi è bella da vedere, è rosa».
Un personaggio famoso che abbia mangiato le sue ostriche?
«Un giorno ci chiama un ristorante di Montecarlo e ci chiede di mandargliene subito un carico. Allora dico sì, ma cerco spiegazioni sul motivo di tutta quella fretta. Era il principe di Monaco che le voleva assaggiare».






