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Ultimo aggiornamento: 18:08

L’unica cosa certa è che è uno dei pochissimi vertici militari dell’Iran ad essere sopravvissuto ai raid di Israele e Usa contro la Repubblica islamica e le milizie alleate: dato per morto numerose volte e poi riapparso in pubblico, in ottime condizioni di salute. Intorno alla figura del generale iraniano Esmail Qaani da anni si rincorrono voci e ricostruzioni. La principale è una: il capo del reparto d’élite delle Guardie della rivoluzione è un infiltrato del Mossad e ha svolto per anni il ruolo di talpa interna permettendo a Israele di decimare, soprattutto negli ultimi anni, i leader iraniani. Oggi le ultime indiscrezioni pubblicate sulle pagine di The National – il quotidiano di Abu Dhabi finanziato dagli Emirati Arabi Uniti – lo danno per giustiziato dalle stesse Guardie della rivoluzione che lo avevano arrestato con l’accusa di essere una spia dei servizi segreti israeliani. Sui social però altri profili smentiscono la ricostruzione: “È vivo e vegeto, confermato al sicuro in Israele da venerdì mattina”.

Nato nel 1957, inizia la sua carriera militare nei Pasdaran nel 1982, mentre era in corso la guerra tra Iran e Iraq. Da lì inizia una lunga scalata che lo porta nel 1997 a ricoprire il ruolo di vicecomandante della Forza Quds, il reparto d’élite delle Guardie della rivoluzione che si occupa delle operazioni all’estero e del coordinamento con le milizie filo iraniane nella regione. Sarà poi la guida suprema Khamenei a nominare Qaani comandante della Forza Quds il 3 gennaio 2020. Una decisione che arriva poche ore dopo l’uccisione del generale Qasem Soleimani in un raid con drone all’aeroporto di Baghdad ordinato dal presidente Usa Donald Trump.