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24 GIUGNO 2025

Ultimo aggiornamento: 19:16

“Sono quello che ha mandato all’inferno i tuoi colleghi”. Una vasta campagna intimidatoria per tentare di dividere e destabilizzare il regime iraniano. Il Washington Post ha svelato un’altra tattica usata dal Mossad nelle ore in cui veniva lanciata l’operazione Rising Lion contro Teheran. Nel mirino degli agenti israeliani sono finiti almeno una ventina di generali e alti funzionari iraniani, ai quali è stato recapitato un messaggio che lasciava poco adito a dubbi: smettete si appoggiare il regime dell’ayatollah Ali Khamenei o morirete.

La campagna è stata condotta da agenti in grado di parlare il persiano, la principale lingua dell’Iran. Sono stati loro a telefonare ai cellulari dei generali. L’audio di una delle chiamate è stato ottenuto dal Washington Post: il colloquio risale al 13 giugno, giorno in cui Israele ha iniziato il bombardamento dell’Iran. “Chiamo da un Paese che due ore fa ha mandato all’inferno Salami, Bagheri e Shamkhani. Posso avvisarti subito: hai 12 ore per scappare con tua moglie e tuo figlio. Altrimenti sei sulla nostra lista” di target da colpire, si sente l’agente del Mossad dire a un generale iraniano facendo riferimento all’uccisione di Hossein Salami, il capo del corpo d’élite delle Guardie Rivoluzionarie, e del capo di stato maggiore dell’esercito Mohamamd Bagheri. Ali Shamkhani, consigliere politico di Khamenei, è rimasto invece ferito negli attacchi.