L’IA generativa sta già entrando nella vita quotidiana di molti uffici: segreterie, contabilità, back office, servizi al cliente. Anche in Italia. Ma questa trasformazione non parte da zero: si innesta su un mercato del lavoro in cui donne e uomini non hanno le stesse opportunità, non accedono agli stessi ruoli e non godono delle stesse tutele. Se non si interviene, il rischio è che alcune disuguaglianze si accentuino invece di ridursi.
I numeri lo mostrano chiaramente. Secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), a livello globale i lavori a prevalenza femminile hanno quasi il doppio delle probabilità di essere esposti agli effetti dell’IA generativa rispetto a quelli a prevalenza maschile: 29% contro 16%. Se guardiamo alle occupazioni più esposte, il divario cresce ancora: 16% dei lavori femminili contro 3% di quelli maschili.
Perché le donne risultano più esposte
La ragione non è “tecnologica”, ma strutturale. In molti paesi — e l’Italia non fa eccezione — le donne sono ancora concentrate in ruoli d’ufficio e amministrativi: assistenza, contabilità, gestione documentale, paghe, front office. Sono mansioni dove una parte importante del lavoro è ripetitiva, standardizzabile, fatta di testi, moduli, procedure. Proprio le attività che i sistemi di IA generativa riescono oggi a svolgere (o a svolgere in parte) con grande rapidità.







