VENEZIA - «Simone è una persona libera ed è giusto che sia così. Io non sarò un’ombra dietro di lui, tornerò a fare il mio lavoro e a occuparmi delle mie cose. Se avrà bisogno di un consiglio sarò a disposizione, ma solo se sarà lui a chiedermelo». Luigi Brugnaro è pronto a passare il testimone: dopo undici anni gli rimangono circa 80 giorni da primo cittadino al termine dei quali, con ogni probabilità, si esaurirà anche la sua esperienza politica (quantomeno in Comune a Venezia). Il sindaco, che annuncia che tornerà a fare l’imprenditore, nel frattempo dovrà affrontare le questioni giudiziarie legate all’inchiesta Palude. «Per quanto riguarda i miei problemi personali, li risolverò io con i miei avvocati - aggiunge con la voce tremante - Ho totale fiducia nella magistratura e nel tribunale, e affronterò tutto con grande rispetto e con grande senso di responsabilità. È un peso che porterò io, non la città. Venezia non deve essere coinvolta in questa vicenda».
Un lieve momento di commozione che svanisce quando si tratta di passare al contrattacco. «Questa è una città strana, c'è un “partito del no” fuori dalla porta. Ci sono i barbari, gli unni. Quelli che continuano a promettere cose che non possono ottenere. L’idea dell’autonomia della città è bella e affascinante, ma dobbiamo dirci la verità: non basta avere idee se poi non si trovano le risorse per realizzarle. Le idee sono importanti, ma i conti devono tornare». Il riferimento allo Statuto speciale proposto dal centrosinistra di Andrea Martella è tutt’altro che casuale.









