Dalle medicine ai crash test delle automobili, il nostro mondo non è ancora un posto per donne. Non del tutto, almeno. Accade anche nel digitale, a cominciare dai testi di molte piattaforme, che adottano il maschile sovraesteso, e dalle icone delle interfacce, che mostrano di default tratti di uomini, in alcuni casi non modificabili.
“Un caso noto riguarda le applicazioni per il monitoraggio del ciclo mestruale, che spesso vengono sviluppate con una grafica stereotipata, in cui dominano colori rosa ed emoji. Un approccio che rischia di banalizzare uno strumento di salute importante”, spiega Maria Teresa Stella, senior user experience designer, che l’8 marzo 2026, in occasione della Giornata internazionale della donna, affronterà questi temi nell’incontro La tecnologia non è neutra, al Museo delle scienze (Muse) di Trento.
Le app
Distorsioni presenti nel design digitale, che si confermano nelle scelte di progettazione. Un esempio è AirDrop, la funzione di iPhone, iPad e Mac che permette di individuare i dispositivi nelle vicinanze tramite bluetooth per poi inviare foto, video o documenti attraverso wi-fi. Proprio a causa di servizi come questo, in molti Paesi stanno aumentando i casi di cyberflashing: uomini che mandano immagini sessuali a sconosciute nei dintorni sfruttando la condivisione automatica. Un’indagine effettuata nel Regno Unito dall’Office of communications (Ofcom) ha rilevato che oltre il 40% delle donne sotto i 35 anni ha ricevuto contenuti non richiesti.







