Crescita in calo per l’economia cinese. Numeri così bassi, se si esclude la parentesi del Covid, non si vedevano da 30 anni. Giusto per darvi un’idea, stiamo comunque parlando di una crescita che nel 2026 si assesterebbe fra il 4,5% ed il 5%. Faremmo carte false alle nostre latitudini per raggiungere risultati del genere. Parlare di crisi dell’economia cinese sulla base di questi numeri è quindi una sciocchezza ciclopica. Ma vale la pena riflettere su altro. Ed il modo migliore per inquadrare lo sviluppo dell’economia del Dragone in questo primo quarto di secolo è dimenticarsi delle percentuali per guardare invece a tre numeri duri e crudi.
Primo numero: la produzione di energia elettrica.
Nel 2000, anno di ingresso di Pechino nel WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio), Cina e Stati Uniti producevano la stessa quantità di energia elettrica in un anno: vale a dire circa 4.200 miliardi di KWh. Nel 2024 il dato degli USA sempre quello è, ovvero 4.400 miliardi. Mentre la Cina di KWh ne produce oltre 10.000 miliardi. Secondo numero: quasi il 60% di questa elettricità arriva dal carbone. Terzo numero: il reddito pro capite cinese era di 4.000 dollari nel 2000 ed oggi sta a 24.000. Nel 2000 era 50.000 dollari sotto quello americano. E nel 2024? Sempre 50.000 sotto. Anzi qualcosa in più. Insomma un Paese cresciuto e tanto. Ma il divario con gli USA rimane. Che l’economia cinese cresca di meno è quindi normale. Tutte le economie man mano che diventano mature registrano tassi di crescita più bassi. Il tema è che l’attuale crisi del Golfo sta facendo suonare l’allarme rosso dalle parti di Pechino. Altro che percentuali in calo.











