PECHINO - Cielo grigio e neve su Tiananmen. In una piazza blindata fin dall’alba i circa tremila delegati dell’Assemblea Nazionale entrano nella Grande Sala del Popolo: dai militari - qualche faccia tirata e pochi sorrisi, segnale delle preoccupazioni viste le grandi purghe che vanno avanti da mesi nelle forze armate - ai rappresentanti delle minoranze etniche nei loro colorati vestiti tradizionali. Parte la consueta caccia dei cronisti davanti all’entrata riservata alle delegazioni straniere per cercare di strappare in anteprima una copia del discorso del premier (ringraziamo quest’anno il gentile diplomatico sloveno). Poi la campanella richiama tutti all’ordine. Il leader Xi Jinping al centro del palco rosso con le sue consuete due tazze di tè pronto ad ascoltare il “rapporto di lavoro del governo” del suo premier Li Qiang. Alle 9 in punto tutti in piedi per la Marcia dei Volontari, l’inno nazionale, poi l’apertura ufficiale dei lavori di questo “parlamento con caratteristiche cinesi” ha inizio.

Crescita più bassa del 1991

Una messa laica, studiata nei minimi dettagli, che dura poco più di un’ora. Li annuncia l’obiettivo di crescita del Pil, che in questo 2026 sarà il più basso dal 1991: tra il 4,5% e il 5%, e non più il 5% degli ultimi tre anni. Ulteriore segnale che la seconda economia mondiale tollera un’espansione più lenta mentre cerca nuove fonti di crescita sostenibili e di qualità, ponendo più enfasi sull'equilibrio tra sviluppo e sicurezza, “tenendo conto della situazione nazionale e internazionale”, come dice il premier. Una forbice che offre più flessibilità visti i problemi interni e l’ambiente esterno, sconvolto da guerre commerciali e guerre vere e proprie. “I rischi geopolitici sono in aumento. Lo slancio economico globale rimane debole, mentre il multilateralismo e il libero scambio sono sotto grave minaccia”, continua il premier.