La crescita del 2025 e la guerra in Iran

Un anno a due facce: male la prima parte, in accelerazione la seconda. Bene la domanda interna, cala quella estera. I consumi delle famiglie salgono il doppio del Pil. Frenano gli investimenti in abitazioni, ma volano quelli del Pnrr. Rivista al rialzo la crescita del biennio e i conti pubblici si stabilizzano. Le incognite sull’export: il Medio Oriente vale 28 miliardi

martedì 3 marzo 2026 di Marco Fortis

Come avevamo anticipato in un nostro articolo precedente sul Messaggero (31 gennaio 2026), la crescita stimata del PIL italiano del 2025 in base ai dati preliminari destagionalizzati e corretti per il calendario (+0,7%) era esagerata e poco attendibile. Ciò perché alla fine di ogni anno i conti veri non si fanno con i numeri manipolati statisticamente per confrontare i trimestri (specie se vi sono notevoli differenze tra i trimestri stessi in termini di giorni lavorativi) bensì con i dati grezzi, cioè quelli diffusi ieri. E, come avevamo previsto nello stesso articolo, alla fine la crescita del nostro Paese nel 2025 si è collocata «tra il +0,5% e il +0,6%», precisamente al +0,54%. Sarebbe bastato un decimale in più e il Pil avrebbe chiuso a +0,6%. Ma il +0,54%, come spiegheremo nel seguito, non è da considerare deludente ed è in linea con le ultime previsioni dell’Ocse e del Fmi, nonché superiore al +0,4% delle proiezioni di novembre scorso della Commissione europea. Inoltre, la discreta crescita del nostro Paese nel 2025 fa seguito ad un 2024 il cui Pil ieri è stato rivisto al rialzo dall’Istat da +0,7% a +0,8%. Non solo: l’intero biennio 2023-2024 è stato portato a +1,7% rispetto alla stima iniziale di marzo 2025, che era pari a +1,4%: tre preziosi decimali in più di crescita reale (e oltre 5 miliardi di euro correnti in più). Dunque, l’economia italiana sta evolvendo apprezzabilmente rispetto ad un passato che da qualche anno viene costantemente migliorato a posteriori man mano che i dati vengono aggiornati dal nostro istituto di statistica.