Nel 2025 il PIL italiano è previsto in crescita dello 0,5%, sostenuto principalmente dall’andamento positivo dei consumi (+0,8%) e degli investimenti (+3,2%). La domanda estera, invece, avrà un impatto negativo sulla crescita, con esportazioni in aumento dell’1,2% e importazioni del 3,2%, a conferma delle turbolenze sul fronte del commercio internazionale. Sono alcune delle stime che Ey ha presentato nel corso del talk “Investire in Italia. Ma come? Previsioni sul 2026”, con il contributo di Oxford Economics e di rappresentanti del mondo delle imprese. In una nota Ey ha spiegato che "si stima inoltre che il 2025 si concluderà con circa 1.350 operazioni annunciate e un volume vicino ai 70 miliardi di euro (+9,5% rispetto al 2024). In crescita l’andamento dell’attività di investimento delle aziende italiane sui mercati esteri. Il numero di operazioni è cresciuto di circa l’11%, con un incremento dei volumi investiti, stimati superiori a 22 miliardi. All'interno del rapporto presentato nel corso del talk sono emerse le strategie necessarie da attuare per stimolare la crescita economica e accelerare la trasformazione del Paese e delle aziende italiane nel 2026. Per il prossimo anno, Ey prevede una crescita più dinamica del Pil (+0,7%), trainata nuovamente dai consumi privati (+0,6%) e dagli investimenti (+1,2%). Il contributo della domanda estera resterà negativo anche nel 2026, con un rallentamento di importazioni ed esportazioni che porterà le esportazioni nette a sottrarre 0,4 punti percentuali alla crescita. Inoltre, l’impatto dei dazi statunitensi sul Pil italiano è stimato in -0,1% per il 2025 e fino a -0,5% nel 2026. “Il 2025 ha confermato la capacità di tenuta del sistema economico italiano in uno scenario globale segnato da forti tensioni commerciali e cambiamenti strutturali – ha spiegato il managing partner di Ey Marco Daviddi –. Restano criticità come la bassa produttività e le dinamiche demografiche”. Nel 2026 “l’Italia è chiamata a cogliere tre opportunità strategich. Rafforzare il ruolo di ponte tra nord e sud, guardando alle economie emergenti, adottare l’intelligenza artificiale come vero abilitatore di competitività e continuare a ridurre i costi sistemici del fare impresa”. Secondo le analisi di Oxford Economics, le prospettive economiche globali per il 2026 e gli anni successivi restano complesse. L’economia mondiale sta progressivamente uscendo dalla fase espansiva post-pandemica: l’inflazione è in calo, i tassi d’interesse stanno rientrando e si rende necessario riequilibrare la finanza pubblica, con il rischio di tornare a una crescita debole simile a quella del periodo pre-Covid. Negli Stati Uniti, le politiche espansive e il protezionismo dell’amministrazione Trump sostengono temporaneamente alcuni settori, ma i rischi legati a dazi, restrizioni migratorie, minori investimenti in ricerca e sviluppo e pressioni sulla Federal Reserve potrebbero limitare il potenziale di crescita nel medio termine. In Europa, la crescita dell’Eurozona rimane contenuta, condizionata da fattori strutturali e dall’eredità della crisi energetica.