Dalla vacanza da sogno all’incubo del ritorno (che è difficile organizzare). A Malè, bloccati nel “paradiso” delle Maldive, in comitiva, tra viaggiatori indipendenti, alcuni anche coi bimbi piccoli, perché in Medioriente è scoppiata la guerra e Teheran brucia. Come Simona ed Emanuele, due ragazzi di Genova: normalissimi, tra l’altro. «Non siamo ricchi», spiegano, «abbiamo risparmiato un anno per questa settimana, aiutateci a tornare». Dovevano atterrare all’aeroporto milanese di Malpensa il 28 febbraio, il loro volo è stato cancellato: ne hanno riprogrammato uno per oggi, ma certezze neanche mezza. Oppure come Maria e Raffaele, anche loro con un aereo prenotato per Milano, anche questo mai decollato.
La coppia, però, ha tre figli (il più piccino ha cinque anni, il più grandicello dieci): «Qui non c’è il pericolo di missili o droni come a Dubai, ma il livello organizzativo è anche peggio. Abbiamo dormito sulla spiaggia, ora siamo in hotel a spese nostre: per i voli ci hanno chiesto anche 5mila euro a biglietto. Altre mete per scali lontanissimi come il Sudafrica costano una fortuna. Non pretendiamo di tornare a carico dello Stato, ma nemmeno ci si può indebitare, stanno speculando su ogni cosa».













