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Ultimo aggiornamento: 6:31

di Giacomo Gabellini

Lo scorso 3 marzo, l’ammiraglio Brad Cooper, a capo del Centcom (il Comando combattente unificato delle forze armate degli Stati Uniti), ha presentato il rapporto sulle prime 72 ore dell’Operazione Epic Fury in Iran, spiegando che i raid statunitensi si sono concentrati sull’infrastruttura di comando e controllo dei Pasdaran, sui sistemi di difesa aerea, sui lanciatori di missili balistici, sui depositi di munizioni, su navi e sottomarini in dotazione alla marina militare, su siti missilistici antinave e su altri obiettivi disseminati in buona parte del territorio iraniano.

Il Centcom spiega che le oltre 1.700 sortite sono stare effettuate nei primi tre giorni hanno coinvolto una vasta gamma di apparecchiature militari statunitensi, quali bombardieri strategici B-1, B-2 e B-52, caccia F-35 e F-22, droni di vario tipo, gruppi di attacco delle portaerei. Il Centcom ha spiegato che le oltre 1.700 sortite sono stare effettuate nei primi tre giorni hanno coinvolto una vasta gamma di apparecchiature militari statunitensi, quali bombardieri strategici B-1, B-2 e B-52, caccia F-35 e F-22, droni di vario tipo, gruppi di attacco delle portaerei. La finalità consiste nel “degradare la capacità dell’Iran di coordinare le operazioni e proiettare la forza in tutti i domini”.