Mondi distopici, umorismo nero, poetica dell’assurdo: con opere come Bugonia e Povere Creature! ha conquistato pubblico e critica. Oggi YORGOS LANTHIMOS preme il pulsante pausa. E lo fa con una mostra di 182 scatti, presi sui set dei suoi film, ad Atene, nelle isole dell’Egeo
di Germano D’Acquisto
C’è un momento, nella carriera di certi autori, in cui il movimento si ferma e l’immagine resta. Per Yorgos Lanthimos, maestro nel costruire mondi storti, poesie dell’assurdo, relazioni disturbanti e realtà sempre sul punto di incrinarsi, quel momento oggi prende la forma della fotografia. E non come parentesi laterale, ma come campo di ricerca visiva. Alla Onassis Stegi (stegi in greco significa “tetto” e “rifugio”) di Atene – uno dei centri culturali più attivi d’Europa, crocevia di performance, arti visive, musica e dibattito politico – dal 7 marzo al 17 maggio va in scena la più grande mostra istituzionale mai dedicata alle sue immagini. Lanthimos porta 182 fotografie che attraversano set cinematografici trasformati in città finte, margini urbani reali, solitudini, frammenti di quotidiano che sotto il suo sguardo diventano strani, sospesi, quasi inquietanti nella loro normalità.
È come se il suo cinema avesse deciso, per una volta, di respirare piano. Non c’è azione. Non c’è montaggio. C’è il tempo che si deposita. Le immagini nascono ai bordi dei suoi capolavori – da Povere Creature! a Bugonia – ma poi si emancipano, diventando altro: corpi fermi, paesaggi costruiti, realtà che sembrano scenografie anche quando non lo sono. Al centro della mostra, curata da Michael Mack e progettata come un tempio greco contemporaneo, un nucleo di oltre 100 nuove scatti personali tra Atene e le isole, dove Lanthimos abbandona la strada narrativa per una contemplazione quasi meditativa del banale. Ed è qui il cortocircuito più interessante: l’autore dell’eccesso e dell’assurdo che sceglie il silenzio, la lentezza, l’ordinario. Un rallentamento che non è solo estetico, ma anche umano. Dopo tre film girati uno dietro l’altro, diversi libri fotografici (l’ultimo è Viscin, in uscita sempre a marzo per Mack) Lanthimos ha deciso di premere pausa: “In questi anni non ho avuto neanche il tempo di pensare”.







