Da quando il cinema greco s’impose all’attenzione mondiale, a inizio millennio, con una nuova ondata di registi, le cui opere disturbanti si avventuravano nel disagio esistenziale contemporaneo e nell’austerità economica di un Paese allo sbando, Yorgos Lanthimos è stato uno dei riferimenti più significativi, capace di un cinema che rasentava la crudeltà, il grottesco, radicale nella sua ostilità verso l’umanità e il mondo. Si si esclude il suo esordio nell’ambito della commedia, da “Kinetta” (2005) ad almeno “Il sacrificio del cervo sacro” (2017), con il sodale sceneggiatore Euthymīs Filippou, ha raccolto interesse, prestigio e premi in giro per i festival, con una svolta decisiva verso un cinema più malleabile, potabile anche per grande pubblico, sorretto da grandi produzioni e cast divistico con “La favorita” (a Venezia, Gran Premio e miglior attrice – Olivia Colman), scritto da Tony McNamara, seguito da “Povere creature!”, con lo stesso sceneggiatore ed Emma Stone ormai avviata ad essere una figura centrale, Leone d’oro alla Mostra del 2023. Se il successivo “Kinds of kindness” è sembrato un tentativo di tornare alle origini (al di là della presenza di Filippou allo script), in fin dei conti, anche nei suoi lavori più “commerciali” Lanthimos non ha mai smesso di declinare il suo credo principale: detestare l’umanità. “Bugonia”, passato un paio di mesi all’ultima Mostra di Venezia, senza conquistare la Giuria, conferma la sua visione pessimistica, che proprio nel finale apocalittico trova forse la più esatta e definitiva eloquente dimostrazione. Il titolo rimanda alle Georgiche di Virgilio e soprattutto alle api, protagoniste assolute nell’incipit, iniziando come quel ricorrente spot televisivo sulla necessità di salvare questi insetti. Ma in un attimo il thriller si prende la scena, quando due sociopatici rapiscono Michelle Fuller, una famosa dirigente aziendale farmaceutica (puntualmente Emma Stone), credendola un’aliena arrivata sulla Terra per eliminarci. Il sequestro porta a situazioni limite che sconfinano successivamente nell’horror grottesco e il demenziale, in un finale nel quale a salvarsi saranno i più innocenti. Remake di un film coreano del 2003 (“Save the green planet”), in attesa di un’eclissi di luna, il gusto della provocazione prende il sopravvento, la battaglia, soprattutto psicologica, tra la manager e i due rapitori porta lo spettatore a chiedersi se Michelle sia effettivamente un’aliena oppure no, ma Lanthimos non risparmia nessuno, non sceglie d’abitudine mai il silenziatore, accumula ambiguamente complottismi possibili e verità incerte. Il risultato è un film che fa troppo chiasso, non ha la cattiveria di altre opere sue più crudeli e ha almeno il pregio minimo di essere una cavolata divertente. Voto: 5,5.