Disturbante, perturbante, distopico. Sono alcuni degli aggettivi che meglio descrivono la cinematografia del regista greco Yorgos Lanthimos, emerso nel 2009 con “Dogtoot” e apprezzato per opere quali “The Lobster” e “Povere creature!”. Proprio sul set di Povere Creature, la fotografia, da semplice passione, è diventato un altro linguaggio espressivo di Lanthimos.
Quegli scatti nati sui suoi stessi set compongono la mostra “Yorgos Lanthimos. Photographs” esposta nella Cripta di San Michele Arcangelo. Le opere sono nate durante le riprese di Poor Things e Kinds of Kindness, mescolando suggestioni emerse dalle scene dei film e immagini che indagano il corpo e lo spazio come teatro psicologico. Scatti di Willem Dafoe ed Emma Stone, attrice feticcio del regista greco, dettagli e giochi di luce in un percorso immersivo che restituisce la continuità tra cinema e fotografia nell’immaginario dell’artista.
Come racconta il curatore della mostra Giangavino Pazzola «durante le riprese di “Povere creature! è successa una cosa imprevista e affascinante: sul set Yorgos ha iniziato a scattare fotografie. Un po’ ai soggetti del film, ma non solo agli attori in scena, anche a tutto ciò che si muoveva attorno alla messa in scena cinematografica: tecnici, camere da pre-sa, scenografie”. E quegli scatti portano il regista verso una direzione chiara: “Se il cinema va verso la costruzione di una storia, fare foto in quel contesto mira a mettere in discussione le storie racchiuse in quegli scatti. Mette a nudo l’idea di messa in scena e porta lo spettatore a farsi domande sul rapporto tra verità e finzione cinematografica». A rimarcare il concetto, Pazzola – che ha risposto al telefono mentre è nella Cripta di San Michele Arcangelo per l’allestimento della mostra – aggiunge: «Mi trovo davanti a uno scatto che immortala alcuni soggetti di spalle, non riconoscibili e sullo sfondo la scenografia di un tramonto, ma la fotografia amplia lo sguardo e mostra dove la parete scenografica finisce e si scorge l’inizio di una ringhiera».






