Lo chiamano museo del futuro, ma sembra più un ritorno al passato. Il Mupa, il Museo del Patriarcato, inaugurerà a Milano il prossimo 7 marzo (non a caso il giorno prima della Festa della Donna) e si presenta come uno «spazio temporale che conduce nel 2148», anno in cui, secondo l’ultimo Global Gender Gap Report, sarà raggiunta l’uguaglianza di genere. Il museo sarà aperto dal 7 al 21 marzo, con l’unica eccezione di lunedì 9 marzo, giornata di chiusura per sostenere la partecipazione collettiva allo sciopero nazionale di “Non Una di Meno”. Il programma propone inoltre talk, workshop, laboratori, lezioni e performance, un’area Kids con eventi dedicati, tutto in collaborazione con centri antiviolenza, reti e realtà femministe. ActionAid Italia e Le Bambole di Pezza (quelle che a Sanremo hanno detto di vivere in una società patriarcale) apriranno le porte della Fabbrica del Vapore, dove cittadini e cittadine potranno vedere da vicino quelle che vengono definite «vecchie abitudini del passato».
In esposizione ventisette opere – di cui quattro inedite – tra cimeli, reperti, diorami, installazioni interattive e testimonianze. Sul sito di ActionAid si può gustare, si fa per dire, un’anteprima di quanto esposto. In una fotografia si intravede una borsa di tela con la scritta «Not all men, gne gne». Un’ironia che ci ricorda una delle tante lezioncine femministe, per cui quando a morire è una donna tutti gli uomini dovrebbero in qualche modo sentirsi responsabili di quanto avvenuto. Alle attiviste non sembra andare giù la replica del genere maschile, che giustamente ricorda spesso che non tutti gli uomini sono uguali. Eppure, quella del non generalizzare dovrebbe essere una regola valida per tutti e tutte.














