«Nel processo di comunicazione di Futura è privilegiato l’edificio venendo meno a una regola della vecchia scuola di urbanistica: ogni oggetto pubblico va inquadrato in un contesto». Maurizio Sani ripercorre la storia del Museo dei bambini, dal progetto Pnrr, anno 2022, agli scontri di oggi. Per capire come si è arrivati a questo cul de sac. Urbanista nella pubblica amministrazione nella “stagione emiliana” ai tempi di Campos Venuti, suo maestro, dirigente in Regione ora in pensione che ha scelto di abitare al Virgolone, Sani ha seguito l’iter dal primo giorno e il suo è uno sguardo da professionista.
«Sotto l’aspetto urbanistico il percorso non è stato sbagliato, coi fondi Pnrr legati alla città della conoscenza si è arrivati alla scelta del Pilastro in quanto zona che nella mappa delle fragilità era più a rischio, con il più alto tasso di dispersione scolastica. Una scelta coraggiosa, inserita a inizio mandato di Lepore in un piano strategico che conteneva più livelli: l’Impronta verde, il piano per l’abitare, quello per la mobilità sostenibile, il piano urbanistico generale con le strategie locali. Poi in sede progettuale si è data importanza all’opera e nella comunicazione si è scelto di “stupire”, ovvero di privilegiare la presentazione di un edificio e del polo educativo con la casa Gialla e la biblioteca Spina. Ma l’edificio deve venire dopo il progetto di una città, altrimenti dai la sensazione che pieghi il territorio a quell’oggetto».








