Ancora una volta un progetto importante per la città, il Museo didattico dei bambini e delle bambine, finanziato con fondi europei rischia di essere affossato a causa dell’opposizione tanto violenta quanto discutibile del solito comitato che vi si oppone con motivazioni “ambientaliste”. Come in altri casi lo fa facendo la “voce grossa” e, guadagnando le prime pagine dei giornali o dei servizi televisivi, cerca di apparire molto più significativo di quello che nei fatti è. In realtà una parte molto più consistente di cittadini, del Pilastro, di San Donato e di Bologna tutta è più che favorevole a questo progetto e ne apprezza sia la finalità formativa ed educativa sia la collocazione proprio al Pilastro. Sul piano delle finalità il MuBa si inserisce perfettamente nella tradizionale eccellenza della scuola dell’infanzia bolognese attenta fin dall’invenzione degli armadi didattici circolanti inventati da Luigi Bombicci all’aspetto formativo del gioco e delle attività laboratoriali. La scelta del Pilastro come luogo di insediamento è doppiamente meritoria sia perché porta più vicino ai bambini e alle bambine di una periferia uno spazio speciale a loro dedicato, sia perché valorizza la stessa periferia e rientra perfettamente nella richiesta più volte avanzata di non collocare tutto in centro. Il Pilastro peraltro, contenendo al proprio interno il Parco Pasolini (16 ettari, il più vasto dopo i Giardini Margherita) il Parco dell’Arboreto (10 ettari), la Fattoria Urbana, un’ampia fascia di Orti urbani e lo stesso Parco Mitilini/Moneta/Stefanini individuato come luogo del MuBa, è la periferia più verdi di Bologna e non solo l’ estirpazione di qualche albero, ripiantato poco più in là, non lo depaupera del suo patrimonio naturalistico ma è proprio questa intensa realtà verde che lo rende adattissimo al MuBa e all’estensione all’aperto delle sue attività con i bambini e le bambine.